2 | 2009
Il candidato
Media e politica alla prova del voto
TRA INTERVISTE, DOCUMENTI E RICORDI INVENTATI
Le spettacolari storie di François e Giulio

In che modo il cinema europeo si è confrontato con la figura del candidato?
Una possibile risposta ci arriva da due film – l’uno di Robert Guédiguian, l’altro di Paolo Sorrentino – che mettono in scena due protagonisti assoluti della politica internazionale del Novecento: Le Promeneur du Champ de Mars (2004; Le passeggiate al Campo di Marte), che racconta la storia di François Mitterrand (1916-1996), la figura presidenziale più longeva della Quinta Repubblica francese, e Il Divo (2008), che racconta la storia di Giulio Andreotti (1919-), “eterno candidato” durante tutta la cosiddetta Prima Repubblica italiana.
Entrambi i film concentrano la loro attenzione su un “grande uomo”, recuperando un tema caro alla tradizione storiografica legata al racconto delle “grandi gesta” e dei “grandi avvenimenti”. Ciononostante sia Guédiguian che Sorrentino mettono in campo un modello di ricostruzione della contemporaneità che anche una superficiale analisi lascia apparire in tutta la sua novità.
Guédiguian e Sorrentino assumono una prospettiva di lettura analoga: scelgono una lente “micro”, di “breve durata”, che cerca di focalizzare la complessità di due personaggi come Mitterrand e Andreotti concentrando lo sguardo su un punto ben preciso. In entrambi i casi il perno narrativo ruota in particolare intorno al momento finale della parabola politica dei due protagonisti: Guédiguian si concentra sull’anno finale del secondo e ultimo mandato presidenziale di Mitterrand per raccontare la storia dell’ultimo “re di Francia”; Sorrentino, da parte sua, si concentra sul settimo e ultimo mandato come Presidente del Consiglio di Andreotti per raccontare il declino di un uomo politico intrecciato al declino sociale, civile e morale di un intero Paese.
I due registi, navigando nel “mare profondo della storia”, riescono quindi ad individuare alcuni fatti e ad analizzarli per il loro forte potenziale simbolico, guidati da ipotesi interpretative che rivelano, sì, una loro efficacia narrativa, ma anche e soprattutto una loro validità dal punto di vista storiografico. In questo modo Guédiguian e Sorrentino riescono a compiere un’operazione storica che tiene insieme l’esigenza teorico-esplicativa e quella fattografica, come a ricomporre «la ben nota e ormai antica querelle che oppone chi, come Braudel, asserisce che gli storici dovrebbero considerare le strutture anziché i fatti, a chi continua a credere che compito degli storici sia quello di raccontare una storia» (Peter Burke). D’altra parte, è stata la Storia recente, l’11 settembre 2001, a mostrare che l’événement è un’unità di tempo che gli storici dovrebbero rivalutare.
Una possibile risposta ci arriva da due film – l’uno di Robert Guédiguian, l’altro di Paolo Sorrentino – che mettono in scena due protagonisti assoluti della politica internazionale del Novecento: Le Promeneur du Champ de Mars (2004; Le passeggiate al Campo di Marte), che racconta la storia di François Mitterrand (1916-1996), la figura presidenziale più longeva della Quinta Repubblica francese, e Il Divo (2008), che racconta la storia di Giulio Andreotti (1919-), “eterno candidato” durante tutta la cosiddetta Prima Repubblica italiana.
Entrambi i film concentrano la loro attenzione su un “grande uomo”, recuperando un tema caro alla tradizione storiografica legata al racconto delle “grandi gesta” e dei “grandi avvenimenti”. Ciononostante sia Guédiguian che Sorrentino mettono in campo un modello di ricostruzione della contemporaneità che anche una superficiale analisi lascia apparire in tutta la sua novità.
Guédiguian e Sorrentino assumono una prospettiva di lettura analoga: scelgono una lente “micro”, di “breve durata”, che cerca di focalizzare la complessità di due personaggi come Mitterrand e Andreotti concentrando lo sguardo su un punto ben preciso. In entrambi i casi il perno narrativo ruota in particolare intorno al momento finale della parabola politica dei due protagonisti: Guédiguian si concentra sull’anno finale del secondo e ultimo mandato presidenziale di Mitterrand per raccontare la storia dell’ultimo “re di Francia”; Sorrentino, da parte sua, si concentra sul settimo e ultimo mandato come Presidente del Consiglio di Andreotti per raccontare il declino di un uomo politico intrecciato al declino sociale, civile e morale di un intero Paese.
I due registi, navigando nel “mare profondo della storia”, riescono quindi ad individuare alcuni fatti e ad analizzarli per il loro forte potenziale simbolico, guidati da ipotesi interpretative che rivelano, sì, una loro efficacia narrativa, ma anche e soprattutto una loro validità dal punto di vista storiografico. In questo modo Guédiguian e Sorrentino riescono a compiere un’operazione storica che tiene insieme l’esigenza teorico-esplicativa e quella fattografica, come a ricomporre «la ben nota e ormai antica querelle che oppone chi, come Braudel, asserisce che gli storici dovrebbero considerare le strutture anziché i fatti, a chi continua a credere che compito degli storici sia quello di raccontare una storia» (Peter Burke). D’altra parte, è stata la Storia recente, l’11 settembre 2001, a mostrare che l’événement è un’unità di tempo che gli storici dovrebbero rivalutare.

