2 | 2009
Il candidato
Media e politica alla prova del voto
IL PARADOSSO DEL NON ELETTO
La figura di Robert F. Kennedy nel cinema e nell'immaginario americano

Nel voler restituire lo spirito del tempo di una generazione, da sempre il cinema ha trovato naturale riferirsi alla storia di alcuni personaggi rappresentativi, a volte puntando l’attenzione sull’esemplarità delle loro vite, altre volte lasciando queste ultime sullo sfondo e chiamando in causa direttamente la comunità di persone che in queste vite riponeva fiduciosa l’attesa di un rinnovamento. Il cinema americano, in particolare, si mostra molto sensibile alle dinamiche dello scenario politico che, periodicamente (e in particolare nei momenti di crisi o di passaggio, spesso di passaggi epocali come lo spaventoso spartiacque dell’11 settembre 2001), emerge nei racconti della storia di un Paese e di quegli uomini che meglio di altri ne hanno incarnato nel bene o nel male (si pensi alla frequentazione assidua da parte di Hollywood della figura di Richard Nixon) la temperie storica.
Da questo punto di vista Bob Kennedy è una figura paradigmatica perché in lui e nella sua parabola politica erano riposti i sogni di “rinascita di una Nazione”, afflitta negli anni Sessanta da varie piaghe sociali e soprattutto dalla sventurata campagna in Vietnam (una ferita talmente profonda da entrare nel DNA dell’America stessa come riferimento irrinunciabile delle sue successive rappresentazioni simboliche); Nazione che, con lo sparo che uccise Bob Kennedy, perdeva nel giro di pochi anni la terza figura politica capace di incarnare un comune anelito, comune soprattutto a quanti avevano avuto ragione di piangere la morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy e di Martin Luther King. Bob Kennedy rappresenta dunque una figura di candidato esemplare, per certi versi un candidato già eletto, un “prescelto” dalla caratura mitologica, destinato a soccombere al peso del suo destino proprio come l’eroe di una tragedia classica.
A partire da due testi filmici, si propone una riflessione per mostrare come cinema e complesso dell’immaginario sociale abbiano una loro circolarità e si alimentino reciprocamente. L’interesse, non esclusivamente cinematografico ma più ampiamente critico-sociologico, si rivolge alla figura di Robert Kennedy come moderno mito, messa in evidenza attraverso l’analisi del film Bobby (presentato a Venezia lo stesso anno di World Trade Center e When the Leeves Broke accomunati a Bobby dall’intento di meditare su altre più recenti ferite dell’America) e del film Thirteen Days, ricostruzione dei giorni della crisi di Cuba, uscito nella primavera del 2001 e quindi per certi versi un fallito rito scaramantico nei confronti dell’avvenuto passaggio di consegne presidenziali tra Clinton e Bush e, soprattutto, dell’imminente tragedia dell’attacco alle Twin Towers.
Da questo punto di vista Bob Kennedy è una figura paradigmatica perché in lui e nella sua parabola politica erano riposti i sogni di “rinascita di una Nazione”, afflitta negli anni Sessanta da varie piaghe sociali e soprattutto dalla sventurata campagna in Vietnam (una ferita talmente profonda da entrare nel DNA dell’America stessa come riferimento irrinunciabile delle sue successive rappresentazioni simboliche); Nazione che, con lo sparo che uccise Bob Kennedy, perdeva nel giro di pochi anni la terza figura politica capace di incarnare un comune anelito, comune soprattutto a quanti avevano avuto ragione di piangere la morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy e di Martin Luther King. Bob Kennedy rappresenta dunque una figura di candidato esemplare, per certi versi un candidato già eletto, un “prescelto” dalla caratura mitologica, destinato a soccombere al peso del suo destino proprio come l’eroe di una tragedia classica.
A partire da due testi filmici, si propone una riflessione per mostrare come cinema e complesso dell’immaginario sociale abbiano una loro circolarità e si alimentino reciprocamente. L’interesse, non esclusivamente cinematografico ma più ampiamente critico-sociologico, si rivolge alla figura di Robert Kennedy come moderno mito, messa in evidenza attraverso l’analisi del film Bobby (presentato a Venezia lo stesso anno di World Trade Center e When the Leeves Broke accomunati a Bobby dall’intento di meditare su altre più recenti ferite dell’America) e del film Thirteen Days, ricostruzione dei giorni della crisi di Cuba, uscito nella primavera del 2001 e quindi per certi versi un fallito rito scaramantico nei confronti dell’avvenuto passaggio di consegne presidenziali tra Clinton e Bush e, soprattutto, dell’imminente tragedia dell’attacco alle Twin Towers.

