2 | 2009
Il candidato
Media e politica alla prova del voto
IL CANDITATO CONTRO IL SUO PARTITO
Lionel Jospin e Ségolène Royal

Nel corso degli anni ’60, la comunicazione politica ha conosciuto una fondamentale svolta, dovuta alla “discesa” nell’arena politica del medium che avrebbe contraddistinto ogni forma di comunicazione nei decenni successivi: la televisione. Tra gli effetti attribuiti all’impatto della televisione sulla politica, vi sono senza dubbio la mediatizzazione della politica e, conseguentemente, la personalizzazione della politica e la, di poco successiva, personalizzazione della leadership politica o leaderizzazione. La presenza, sempre più frequente e ormai pressoché ineludibile nelle grandi democrazie moderne, di un leader che sappia estendere il proprio carisma alla propria politica, mette in secondo piano gli elementi “tradizionali” della vita politica, in special modo l’istituzione partitica. E anche nell’ambito della comunicazione, il rapporto tra il partito e il proprio leader è oggetto di numerose discussioni.
Le ultime due Elezioni Presidenziali in Francia si sono concluse con la vittoria del candidato dell’Union pour un Mouvement Populaire, e la conseguente sconfitta del candidato del Partito Socialista Francese: nel 2007, Ségolène Royal fu sconfitta al ballottaggio dall’attuale Presidente Nicolas Sarkozy; cinque anni prima, il candidato Lionel Jospin fu addirittura estromesso dal ballottaggio dal candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen (che fu poi sconfitto da Jacques Chirac). In entrambi i casi, molte furono le analisi che attribuirono le maggiori colpe della sconfitta all’eccessiva leaderizzazione dei candidati e alla relativa strategia di comunicazione.
In effetti, se alla base della scelta del voto da parte del cittadino vi è la fiducia in ciò che il candidato e il suo partito dicono, possono e potranno fare, essa è in stretta relazione con la credibilità che il candidato e il partito hanno agli occhi dell’elettorato. L’analisi della credibilità porta alla messa in luce di tre radici, di natura diversa: con la differenziazione dell’istituzione partitica rispetto al leader, anche i diversi tipi di credibilità possono rivelarsi appannaggio del candidato o del partito. Il saggio si propone di analizzare le conseguenze della “scissione” tra partito e candidato dal punto di vista della credibilità della comunicazione della proposta politica. L’analisi dei due casi scelti come esemplificazione, il caso di Lionel Jospin del 2002 e quello di Ségolène Royal del 2007, lascia intuire che l’utilizzo “attribuzione” delle diverse specifiche della credibilità al candidato piuttosto che al partito sia un elemento decisivo nell’investire l’altro della propria credibilità o, piuttosto, nell’essere fautori della perdita di questa credibilità. Di fatto, dell’essere responsabili della perdita della propria credibilità.
Le ultime due Elezioni Presidenziali in Francia si sono concluse con la vittoria del candidato dell’Union pour un Mouvement Populaire, e la conseguente sconfitta del candidato del Partito Socialista Francese: nel 2007, Ségolène Royal fu sconfitta al ballottaggio dall’attuale Presidente Nicolas Sarkozy; cinque anni prima, il candidato Lionel Jospin fu addirittura estromesso dal ballottaggio dal candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen (che fu poi sconfitto da Jacques Chirac). In entrambi i casi, molte furono le analisi che attribuirono le maggiori colpe della sconfitta all’eccessiva leaderizzazione dei candidati e alla relativa strategia di comunicazione.
In effetti, se alla base della scelta del voto da parte del cittadino vi è la fiducia in ciò che il candidato e il suo partito dicono, possono e potranno fare, essa è in stretta relazione con la credibilità che il candidato e il partito hanno agli occhi dell’elettorato. L’analisi della credibilità porta alla messa in luce di tre radici, di natura diversa: con la differenziazione dell’istituzione partitica rispetto al leader, anche i diversi tipi di credibilità possono rivelarsi appannaggio del candidato o del partito. Il saggio si propone di analizzare le conseguenze della “scissione” tra partito e candidato dal punto di vista della credibilità della comunicazione della proposta politica. L’analisi dei due casi scelti come esemplificazione, il caso di Lionel Jospin del 2002 e quello di Ségolène Royal del 2007, lascia intuire che l’utilizzo “attribuzione” delle diverse specifiche della credibilità al candidato piuttosto che al partito sia un elemento decisivo nell’investire l’altro della propria credibilità o, piuttosto, nell’essere fautori della perdita di questa credibilità. Di fatto, dell’essere responsabili della perdita della propria credibilità.

