2 | 2009
Il candidato
Media e politica alla prova del voto
LA MANIPOLAZIONE DELL'IMMAGINE IN POLITICA
Il caso Sarah Palin

La comunicazione politica vive, oggi più che mai, di immagini. È una comunicazione che tende a privilegiare i codici visivi rispetto a quelli verbali perché di impatto più immediato, più facilmente comprensibili dal pubblico, più efficaci quanto alla capacità di suscitare nel pubblico stesso l’effetto sperato. In un parola, maggiormente utili alla costruzione e/o al consolidamento del rapporto fiduciario tra il politico e l’elettore.
Oltre che sul versante della comunicazione politica, l’uso dell’immagine si sta facendo sempre più strategico anche sul fronte dell’informazione politica, tanto quella mainstream quanto quella, oggi altrettanto rilevante, che si alimenta grazie al citizen journalism e a tutte le altre forme di partecipazione che nascono e si sviluppano sul web.
Tuttavia, l’uso dell’immagine in politica non si sottrae ai rischi che dell’immagine stessa sono congeniti e che hanno a che fare con la – a sua volta – congenita capacità dell’immagine di mentire: perché ciascun osservatore vede nell’immagine ciò che la sua sensibilità gli suggerisce; perché nell’immagine c’è, sempre e comunque, l’impronta di colui che l’ha scattata; perché, come scrive Corrado Ricci a proposito della fotografia (ma con un ragionamento estensibile a tutta la galassia del visivo), essa «sorprende un attimo isolato che manca del suo precedente e del suo susseguente, ossia di quello che determina il gesto e di quello che lo risolve»; perché, infine, l’immagine può essere stata oggetto di un intervento manipolatorio o falsificatorio. Eppure, nonostante ciò, tutti noi siamo normalmente e inevitabilmente portati a fidarci maggiormente di ciò che si vede rispetto a ciò che ci viene riferito attraverso le parole.
Ma, se la pratica di manipolazione di un’immagine (e dell’immagine in politica) è un fenomeno antico, cosa accade quando la manipolazione stessa interviene non in rapporto all’uomo politico la cui leadership è già affermata, ma nei confronti del politico che vive ancora lo status di candidato? Può la manipolazione influenzare le scelte elettorali? E cosa accade quando la manipolazione non è il frutto della scelta del leader politico, ma espressione di quella cittadinanza attiva e partecipativa che Internet ha sicuramente consacrato? Come tutto questo incide sui meccanismi di costruzione della fiducia, elemento essenziale su cui si fonda la relazione tra i leader politici e i cittadini-elettori?
È su questi temi che il saggio si propone di focalizzare l’attenzione, a partire da un caso di studio che, nella recente campagna elettorale americana, ha suscitato molto interesse: la manipolazione dell’immagine di Sarah Palin, candidata repubblicana alla vice presidenza, realizzata sul sito web FreakingNews.com. La prospettiva di indagine scelta è volutamente interdisciplinare: dunque in essa convergono gli studi politologici, sociologici e filosofici sulla comunicazione politica, sulla fotografia, sul citizen journalism, sui meccanismi di costruzione della relazione credibilità/fiducia.
Oltre che sul versante della comunicazione politica, l’uso dell’immagine si sta facendo sempre più strategico anche sul fronte dell’informazione politica, tanto quella mainstream quanto quella, oggi altrettanto rilevante, che si alimenta grazie al citizen journalism e a tutte le altre forme di partecipazione che nascono e si sviluppano sul web.
Tuttavia, l’uso dell’immagine in politica non si sottrae ai rischi che dell’immagine stessa sono congeniti e che hanno a che fare con la – a sua volta – congenita capacità dell’immagine di mentire: perché ciascun osservatore vede nell’immagine ciò che la sua sensibilità gli suggerisce; perché nell’immagine c’è, sempre e comunque, l’impronta di colui che l’ha scattata; perché, come scrive Corrado Ricci a proposito della fotografia (ma con un ragionamento estensibile a tutta la galassia del visivo), essa «sorprende un attimo isolato che manca del suo precedente e del suo susseguente, ossia di quello che determina il gesto e di quello che lo risolve»; perché, infine, l’immagine può essere stata oggetto di un intervento manipolatorio o falsificatorio. Eppure, nonostante ciò, tutti noi siamo normalmente e inevitabilmente portati a fidarci maggiormente di ciò che si vede rispetto a ciò che ci viene riferito attraverso le parole.
Ma, se la pratica di manipolazione di un’immagine (e dell’immagine in politica) è un fenomeno antico, cosa accade quando la manipolazione stessa interviene non in rapporto all’uomo politico la cui leadership è già affermata, ma nei confronti del politico che vive ancora lo status di candidato? Può la manipolazione influenzare le scelte elettorali? E cosa accade quando la manipolazione non è il frutto della scelta del leader politico, ma espressione di quella cittadinanza attiva e partecipativa che Internet ha sicuramente consacrato? Come tutto questo incide sui meccanismi di costruzione della fiducia, elemento essenziale su cui si fonda la relazione tra i leader politici e i cittadini-elettori?
È su questi temi che il saggio si propone di focalizzare l’attenzione, a partire da un caso di studio che, nella recente campagna elettorale americana, ha suscitato molto interesse: la manipolazione dell’immagine di Sarah Palin, candidata repubblicana alla vice presidenza, realizzata sul sito web FreakingNews.com. La prospettiva di indagine scelta è volutamente interdisciplinare: dunque in essa convergono gli studi politologici, sociologici e filosofici sulla comunicazione politica, sulla fotografia, sul citizen journalism, sui meccanismi di costruzione della relazione credibilità/fiducia.

