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a cura del Dottorato di Ricerca in Culture della Comunicazione | Università Cattolica del Sacro Cuore
book
3 | 2010
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ARCHITECTURES OF TIME
The loss of dimensions in Bourne’s world
ARCHITECTURES OF TIME
The paper deals with an analysis of the visual architecture of two chapters taken from the adventures of Jason Bourne, created by Robert Ludlum: The Bourne Identity by Doug Liman and The Bourne Ultimatum by Paul Greengrass.

My aim is to explore the visual relationships between time and space by looking at the structure of the images. The starting point of my reflection is the introduction of technology in contemporary cinema, not only as a kind of recorder device, but also as an instrument to increase the visual net inside the image. At the same time a more and more strict connection between human body and technology is a necessary condition in order to figure out how much real and virtual space are comparable worlds. According to these assumptions I will look at the two movies by applying Paul Virilio’s theory about space, elaborated in a prophetic perspective during the ‘80s. His point of view will reveal the actual process of dissolution of the territorial dimensions in front of the eye of the film spectator, as well as the urban one. Distance, weight, duration, direction are becoming, or maybe they already became, very relative values for the human body and the perception of his own space, as it is now involved a in flow of events based only on the present time. Technology can reduce the distances among places, by making everything present here and now, just putting a interface in front of our eyes. So, what is the role of an interface, today, and which kind of relation exists between the space of everyday life and space of the movie image? How much technology is able to confuse the boundaries of them? And is it possible to talk about the position of the viewer looking at the experiences of the images of contemporary cinema? Bourne is a perfect example of a character in between screens and spaces, caged in the media landscape.



Il paper si concentra sull’analisi dell’architettura visuale di due capitoli della trilogia filmica legata al per-sonaggio di Jason Bourne, creato da Robert Ludlum: The Bourne Identity di Doug Liman e The Bourne Ultimatum di Paul Greengrass.

L’obiettivo è di esplorare le relazioni visuali tra spazio e tempo, a partire dall’osservazione dell’architettura delle immagini. La riflessione muove a partire dalla questione dell’introduzione della tecnologia nel cinema contempora-neo non solo attraverso un incremento delle possibilità del dispositivo di registrazione in sé, ma come una condizione che complica la rete di sguardi all’interno dell’immagine. Allo stesso tempo la sempre più stretta connessione tra corpo umano e tecnologia diventa una condizione fondamentale per capire quanto e in che modo reale e virtuale siano mondi raffrontabili. Dati questi due assunti di base si procederà con l’applicazione ai due film, della teoria sullo spazio elaborata da un profetico Paul Virilio negli anni Ottanta. La sua prospettiva rivelerà l’attualità del processo di dissoluzione delle dimensioni e dei confini territoriali tanto di fronte all’occhio di uno spettatore filmico quanto di quello urbano. Distanza, peso, durata, direzione stanno diventando o probabilmente sono già diventati valori estremamente relativi per il corpo umano e la percezione del suo spazio, trovandosi costantemente coinvolto in un flusso di eventi concentrati essenzialmente nel tempo presente. La tecnologia può infatti ridurre le distanze tra luoghi, rendendo ogni cosa presente qui e ora, solo ponendo un’interfaccia di fronte ai nostri occhi. Quindi, qual è il ruolo dell’interfaccia, oggi, e quale tipo di relazione esiste tra lo spazio del quotidiano e lo spazio dell’immagine filmica? Quanto la tecnologia è in grado di confonderne i limiti rispettivi? Ed è ancora possibile parlare di posizione dello spettatore riferendoci all’esperienza di visione del cinema contemporaneo? Bourne è un perfetto esempio di un personaggio intrappolato nel paesaggio mediale, tra schermi e spazi.
 
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